martedì
Panfrutto
Una pagnotta salutare ed energetica che può sostituire qualsiasi dolcetto a colazione. E' dolce, ma senza zuccheri aggiunti, ha il sapore del grano integrale e per di più è morbidissimo!
Se poi avete una giornata impegnativa nessuno vi proebisce di spalmarci sopra un tocco di burro per provare momenti di puro godimento. Ma questo trucchetto si può usare solo nei giorni storti ;-)
L'ho fatto con una lievitazione lunga, 24 ore, ovviamente gran parte delle quali in frigo.
Ingredienti:
500 gr farina integrale macinata a pietra
375 gr acqua
7 gr lievito di birra
12,5 gr sale
50 gr mandorle
50 gr noci
50 gr uvetta
50 gr ribes disidratati
50 gr fichi secchi
20 gr semi di zucca
20 gr semi di sesamo
Avena per decorare
Un termometro per fare le cose bene!
Per fare una lievitazione corretta bisogna considerare la temperatura di base. Essa è un valore costante che permette di mantenere invariata l'umidità del prodotto a prescindere dalle condizioni atmosferiche.
Corrisponde a 55°. Per ottenere tale risultato bisogna misurare la temperatura dell'aria, quella della farina ed impiegare l'acqua alla temperatura calcolata per avere come risultato 55.
Es.
55- 44(temperatura ambiente 22° + temperatura della farina 22°)= temperatura dell'acqua 11°
Il panfrutto si può impastare sia a mano che in planetaria, l'importante è seguire l'ordine degli ingredienti ed i tempi di lievitazione.
Disporre la farina sulla ciotola ed unirvi il lievito (sbriciolato o sciolto in acqua), versare l'acqua poco per volta fino ad ottenere un impasto morbido. Aggiungere il sale ed impastare per 15 minuti a mano o a velocità 3 in planetaria.
Quando l'impasto risulta compatto e leggermente colloso (ma non appiccicoso) mettere in frigo a lievitare 18 ore.
Riprendere l'impasto lavorare qualche minuto ed unirvi tutta la frutta secca. Fare questa operazione senza fretta, poco per volta.
Lasciar lievitare su teglia nel forno spento con un bicchiere d'acqua calda posto alla base per 5-6 ore.
Cospargere la superficie del panfrutto di avena.
Tirare fuori il panfrutto, accendere il forno e preriscaldare a 180°.
Infornare il panfrutto per almeno mezz'ora.
Bon appetit!
lunedì
Insalata tiepida di orzo, lenticchie e spinaci con salsa di soia
So già che questo post susciterà la smorfia addolcita di diverse persone. Mi faccio attendere, ma alla fine porto sempre novità, anzi creatività.
Qualche tempo fa con la mamy andai a vedere la Turandot all'arena di Verona, faceva un caldo pazzesco e c'era poco tempo per mangiare. Ci fermammo in uno di quei bar take away bio- vegan- chi vive di più vince un premio- in pieno centro.
Mangiammo un piatto a base di orzo molto giustoso che mi ha ispirato, dando vita a questa ciotolina dal sapore orientale.
La cosa bella è che tutti possono trovare il tempo di preparare questa pietanza, basta organizzarsi! Si possono cucinare lenticchie ed orzo in pentole separate, in quantità maggiore rispetto a quanto serve per il pasto. Poi si mantengono in un contenitore in frigo per quaatro giorni buoni.
Quando tornate la sera e la fame vi porta a rosicchiare gli angoli dei mobili, potete aprire il frigo unire due cucchiaiate di ogni composto in una padella con un pò di salsa di soia e qualche verdura che vaga da troppo tempo nel vostro frigo ed il gioco è fatto!
Volià la recette:
300 gr orzo
Un pezzetto di zenzero
200 gr lenticchie
Aromi (peperoncino, rosmarino, curcuma, curry)
Due scalogni
Un mazzetto di spinaci freschi (o cime di rapa o rucola)
Sesamo e semi di girasole per decorare
Q.b. salsa di soia
Procedimento:
· Cuocere
l’orzo per assorbimento col doppio dell'acqua rispetto al cereale.
Lasciar bollire fino a totale assorbimento dell'acqua, con dei tocchetti di
zenzero e salare leggermente. Dopo circa venti minuti levare dal fuoco e lavare
in acqua fredda.
· Fare un
soffritto leggero di scalogno con gli aromi ed aggiungere le lenticchie lavate
e scolate, aggiungere due parti di acqua. Lasciar cuocere venti minuti circa.
· Pulire e
mondaregli spinaci.
· In una
padella soffriggere lo scalogno, con la verdura tagliata a listarelle
fini.
Quando è cotta metterne da parte una piccola quantità per decorare.
· Alzare la
fiamma ed unirvi l’orzo, le lenticchie e la salsa di soia
· Spadellare a
fuoco vivo, versare su un piatto guarnire con le restanti cime di rapa ed i
semi
giovedì
A Fobello
Era Gennaio, a Cape Town si lavorava con t - shirt a maniche corte, pantaloni comodi e capelli legati. Nessuna uniforme ad ingoffire il corpo già provato dalla calura estiva.
Quando scendeva quei tre scalini, facendo capolino tra il soffitto ribassato ed il piano seminterrato sapevo che dovevano essere all'incirca le undici. Da qualche giorno il boss diceva che avremmo dovuto pensare a provare una ricetta per fare i grissini. Noi, i due italiani.
Visto che non appariva mai con il foglio delle dosi precise, Sam snocciolò a memoria le sue: " un chilo di farina, 500 acqua, 50 lievito, 25 di sale e 50 grammi di olio".
Mise tutto sull'impastatrice serbando il sale a parte, alzando lo sguardo mi disse" ieri sera al Keerom abbiamo fatto il gazpacho".
"La mia zuppa preferita! Si, ma tu che hai lavorato a Milano chissà che versione farai!"
"E' l'originale, il mio chef ha vissuto 9 anni a Barcellona"
"Ricetta, subito!"
"Prendi sette pomodori, una manciata di datterino, mezzo cetriolo..."
"Fermo, scrivimela"ordinai
" Noo, non mi va. Di scrivere proprio non ne ho voglia"
Presi un pezzo di carta dal blocchetto delle comande ed iniziai ad annotare le sue dosi a spanne da cuoco.
Riprendemmo l'impasto dopo mezz'ora di lievitazione ed iniziammo a stirare la pasta che come fili si assotigliava con l'andamento ondulato delle nostre mani.
"Ho capito cosa voglio fare da grande" dissi ammirando l'impasto liscio ed elastico " voglio panificare"
"Dovresti conoscere Eugenio Pol"
"Sarebbe?"
"E' un grande!" continuò sfregando entrambe le mani sul malloppo di farina per dare una forma di filone. "Sta a Fobello, un cazzo di paese. Sperduto. Ci sono stato una volta a trovare un mio amico che ci ha lavorato per qualche mese. Voleva suicidarci. Tre case, alberi, forse un bar. Pol panifica per mezzo mondo, anche ristoranti stellati. Lavora da solo, non vuole nessuno. Panifica per giorni interi senza dormire, si riempirà di guaranà per stare sveglio".
"Si Sam, proprio lì voglio andare"
"Non puoi! Non vuole nessuno. Ma tu non puoi capire si fa mandare i migliori ingredienti dai quattro angoli, i cazzo di semi di carote da chissàdove, le farine precise. Per lui tutto è una ricerca".
Nel frattempo smetto di stirare filoncini, guardo l'impasto appoggiato sull'acciaio. E' bello. Penso che mi piacerebbe trovare il modo, chissà.
La mia memoria a breve termine se ne dimentica, ma l'universo mi porta a dover andare a trovare degli amici nella valle in fianco giusto l'anno successivo.
Non chiamo per sapere se questo soggetto c'è, lavora, esiste...sono fatalista. Il caso mi ha sempre portata verso la mia natura. Il mattino della partenza metto nello zaino due marmellate d'arancia fatte da me. Una per il mio amico, l'altra, mini, per qualcun'altro.
Un passaggio mi porta fino a Varallo, un tipo carino con un van mi guida verso Fobello. Nel viaggio i ragazzi al ritorno da scuola mi dicono che si fa chiamare Vulaiga. E' la neve quando scende timida ed imbianca leggermente il paesaggio. Come la farina, penso.
Scendendo dal bus, di fronte al laboratorio di Messere Pol, una telefonata inattesa mi avvisa che l'ente per cui lavoravo ha deciso di levarmi un incarico di 50 ore. Così, fulmine a ciel sereno. Inghiotto il mio dolore in solitudine, cerco un campanello da suonare, giro il perimentro della casa, ma la famiglia Pol non risponde. Dall'ingresso vedo una signora dentro ad una casetta a lato, le faccio cenno. Esce. E' bionda, dalla pelle rosea, il sorriso puerile e le scarpe da montagna sportive. Mi dice che il marito della sua socia non c'è, la macchina non è parcheggiata, dev'essere uscito.
"Io lavoro con la moglie, facciamo confetture. Se vuoi posso sentire se torna?"No, non lo disturbi. Fate marmellate, posso venire a vedere?
Mi risponde titubante "Si, le mie figlie stanno mangiando, ma vieni pure"
"Ripasso tra mezz'ora"
Sorride "Benissimo".
Prendo la via che porta alla fine del paese, giro verso destra. Mi trovo all'inizio del bosco, due camosci saltellano lontano da me. Vicino ad un albero sopra ad un ruscello mi chiedo perché. Piango a lungo, ricevo vento fresco sulla pelle. Mi hanno levato un corso perché ho fatto un'ora di ritardo. Ingiustizia. Non me ne hanno nemmeno parlato. Hanno fatto chiamare la segretaria per avvertirmi di una decisione già presa. Soffro il cinismo, la mancanza di relazioni umane. Spesso penso che questo mondo veloce non fa per me.
Torno giù dal sentiero, noto germogli di primule gialle. Ce ne sono tante. Forse un segno, appaiono come una fenice dopo la morte invernale.
Busso nella casetta, Katia mi accoglie e racconta tutto il suo lavoro. Mi parla di restauro, difficoltà, passione duro lavoro, spezie, amicizia, acquerelli, colori, solitudine, condivisione, soddisfazione. Sono estasiata. Mi da la forza per credere che anch'io un giorno potrò vivere in un mondo fatto da me.
Tiro fuori dallo zaino quella mini marmellata in più che l'intuito mi aveva spinta a portare, gliela porgo.
Sorride. Non mi interessa se è la prima marmellata d'arance che faccio, se non ho il suo livello e le sue conoscenze. So che apprezzerà.
Mi porge un libro di ricette, mi fa scegliere una marmellata dalla credenza curata come le dispense delle nonne nelle favole.
Mi proietta in un mondo di cui ho bisogno e dimentico il mio dolore.
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lunedì
L'uovo di pasqua alle farfalle
E niente succede che il giorno di Pasqua è anche il giorno del compleanno di quella cioccodipendente di mia mamma. E allora che combino? Faccio un uovo!
Mi cimento nella lavorazione del cioccolato. Una cosa per niente semplice. La prima parola su cui devo fare chiarezza è "precrestallizazzione"!! Si, ultimamente pare sia usata per sostituire il termine " tempera" del cioccolato. Serve per indicare quel fenomeno di formazione di una sufficiente quantità di cristalli utili a rendere stabile la struttura del cioccolato.
"Un cioccolato ben cristallizzato conferisce al prodotto finale delle importanti qualità, quali la brillantezza, una maggiore conservabilità (grazie alla corretta emulsione che si crea), un numero maggiore di aromi, maggior croccantezza del prodotto finito, maggior lucentezza"(tratto da Peccati di cioccolato, Luca Montersino).
Ci sono tre metodi per precristallizzare il cioccolato e per arrivare ad un risultato soddisfacente è necessario giocare sulle temperature.
II. Temperaggio per inseminazione
III. Temperaggio con il microonde (the best)
La regola principale per ottenere un prodotto decente è quella di usare un cioccolato decente, giusto per non fare pubblicità: Valhrona, Caillebaut, Domori...e studiare per bene il link sulla precristallizzazione
I. Sciogliere il cioccolato fondente o da copertura a 50° a bagnomaria o microonde, per fondere bene tutti i cristalli, mescolare e renderlo lucente. Versare sul marmo con una spatola, distanderlo e raccogliero al centro fino a quando raggiunge la temperatura di 29°-30°. A questo punto raccoglierlo sulla ciotola usata precedentemente per fonderlo e riportarlo su fonte di calore (microonde o bagnomaria) fino a quando arriva a 31°. Adesso è pronto per l''utilizzo!
II. Sciogliere tre quarti del cioccolato fondente o da copertura che si desidera impiegarea 50° a bagnomaria o
microonde. Mescolare bene per fondere bene tutti i cristalli e renderlo
lucente.Aggiungere il quarto di cioccolato restante non fuso e mescolare per rendere il tutto omogeneo. Filtrare se necassario, bisogna raggiungere 31°.
III. Mettere il quantitativo di cioccolato desiderato in microonde ed azionarlo a potenza media. Da quando inizia a sciogliersi merscolare ad intervalli di pochi secondi al fine di controllare la temperatura. Fermarsi al raggiungimento dei 31°.
Bisogna stare attenti, avere un pò d'occhio per non bruciare tutto, ma come sempre il miglior maestro è l'esperienza diretta. Buon lavoro a tutti!
E adesso beccatevi sto video con pessimo audio per fare le uova
domenica
linzer torte
Questa è uno dei miei dolci preferiti, secco e speziato con un sapore di nocciole inebriante.
Una torta tipica della tradizione austro-ungarica.
"La
Linzer Torte è considerata la torta più
antica del mondo, essendo nominata per la prima volta già nel 1653.
Comunque è rimasto un segreto sia l’inventore (o inventrice) sia
chi le diede il nome. Già in questo periodo il libro contiene
quattro ricette diverse per la torta e la pasta di Linz — prova
della grande popolarità e divulgazione di questo dolce nel periodo
del barocco!
La
differenza dalle ricette più recenti è che la torta s’impastò
sempre con burro fuso, aggiungendo del burro proprio più tardi. In
più la torta venne fatta in scodella, cioè messa al forno in
un recipiente d’argento in modo simile alla terrine odierne. Delle
spezie se ne parla una sola volta, le mandorle invece fanno parte di
tutte le ricette storiche."
fonte : http://www.linz.at
Ricetta
per la Linzer Torte
150
g
burro
250 g farina (00)
150 g zucchero a velo
100 g nocciole arrostite (si può mettere anche 1/2 nocciole e 1/2 peso di mandorle)
1 uovo
spezie (vaniglia, scorza di limone, cannella, polvere di garofano)
10 g lievito in polvere
300 g marmellata di ribes
Procedimento
-Impastate il burro e lo zucchero, aggiungetevi la farina mescolata col lievito, le nocciole grattugiate, l’uovo e le spezie.
- Fate riposare la pasta al fresco, dopo mezz’ora ritiratela dal frigorifero e tagliatela in quattro parti. Spianate tre quarti della pasta a circa 1,5 cm di spessore per un diametro di 22 cm, spalmatevi sopra la marmellata di ribes. Il resto della pasta va aggiunto sopra come orlo e a forma di grata.
250 g farina (00)
150 g zucchero a velo
100 g nocciole arrostite (si può mettere anche 1/2 nocciole e 1/2 peso di mandorle)
1 uovo
spezie (vaniglia, scorza di limone, cannella, polvere di garofano)
10 g lievito in polvere
300 g marmellata di ribes
Procedimento
-Impastate il burro e lo zucchero, aggiungetevi la farina mescolata col lievito, le nocciole grattugiate, l’uovo e le spezie.
- Fate riposare la pasta al fresco, dopo mezz’ora ritiratela dal frigorifero e tagliatela in quattro parti. Spianate tre quarti della pasta a circa 1,5 cm di spessore per un diametro di 22 cm, spalmatevi sopra la marmellata di ribes. Il resto della pasta va aggiunto sopra come orlo e a forma di grata.
- Spalmate
la superficie dell’orlo e della grata con un pò di uovo e coprite
l’orlo di sottili fette di mandorla.
- Mettete
a forno per 40–45 minuti a circa 165° .
lunedì
Kranz
Uno strato di pasta brioche unito ad uno strato di sfoglia al cacao con un velo di marmellata alle ciliegie "home made" sovrapposto ad altri due strati...il tutto tempestato di granella al pistacchio. Ecco il dolce da colazione perfetto!
Questa è la ricetta di Luca Montersino con una piccola modifica, ho sostituito le gocce di cioccolata al pistacchio.
La pasta brioche è di una morbidezza avvolgente, può essere anche fatta da sola per confezionare dei fantastici briochini mono porzione, eh Montersino ne sa!
dosi per 20 pezzi:
Per la sfoglia (sarebbe il caso di farla uno o due gg. prima):
Panetto magro:
163 gr farina
113 gr acqua
5 gr sale
Panetto grasso:
13 gr cacao amaro
250 gr burro
63 gr farina
13 gr cacao amaro
Procedimento:
Panetto magro:
- Impastare farina, acqua, sale e la prima dose di cacao
- Impastare farina, acqua, sale e la prima dose di cacao
- Impellicolare e far riposare una mezz'ora
Panetto grasso:
- In un altro recipiente impastare gli altri ingredienti
- In un altro recipiente impastare gli altri ingredienti
- Dare la forma di un rettangolo a questo composto, se necessario avvolgerlo nella pellicola ed appiattirlo col mattarello, lasciare in frigo fino a qualdo l'altro impasto risulterà pronto
Unire i due impasti nel seguente modo:
- Stendere il panetto magro dello spessore di circa 10 millimetri
- Adagiarvi sopra il panetto grasso ed avvolgerlo completamente con il panetto magro. Quest'ultimo deve servire da involucro alla parte burrosa, è necessario aver cura di sigillare bene i bordi in modo che non fuoriesca durante le lavorazioni successive. Mantenere la forma a rettangolo.
- Allungare l'impasto col mattarello e piegare la sfoglia in quattro, rabattando le estremita verso il centro fino a farle toccare e poi ripiegare in modo che queste risultino all'interno del panetto. Da fuori la sfoglia sembra un libro chiuso.
- Lasciar riposare 45 minuti
- Allungare il rettangolo e ripetere l'operazione
Pasta brioche:
250 gr farina forte (metà tipo "0", metà tipo manitoba)
8 gr lievito di birra
40 gr latte intero fresco
83 gr uova
40 gr zucchero
13 gr miele
4 gr rum (Montersino dice Marsala)
70 gr burro a pomata (ammorbidito, ma NON liquido)
4 gr sale
1/2 bacca di vaniglia Bourbon
Procedimento:
Pesare tutti gli ingredienti
- Impastare la farina con lo zucchero, il miele, il rum ed il lievito sbriciolato
- Unire un pò alla volta i liquidi (uova e latte) e lavorare per 5 o dieci minuti
- Aggiungere il burro a pezzi, un pò alla volta, ed infine il sale
- Lasciar riposare un'ora, stendere sottile a rettangolo tra due fogli di carte da forno e mettere in freezer mezz'ora
Stendere la sfoglia delle stesse dimensioni della pasta brioche con un pò di farina
Decorazione:
vasetto di marmellata di ciliegie
granella di pistacchio
gelatina di albicocche
-Spennellare la sfoglia al cacao con della marmellata di ciliegie(se è troppo compatta si può frullare un pò)
- Sovrepporre lo strato di pasta brioche e spennallare la superficie con dell'altra marmellata
- Dividere a metà lo strato ottenuto e sovrapporlo, deve risultare un piano a quattro strati, due di sfoglia intervallati a due di pasta brioche
-Tagliare a rettangoli più piccoli ed avvolgerli a spirale fissando le estremità alla teglia, cospargere con granella di pistacchio ed infornare a 175° per 22 minuti
-Una volta usciti dal forno possono essere lucidati con la gelatina di albiccocche riscaldata ed un pò di granella.
martedì
Dulce de leche 2.0
Una sera si parlava di sud america, di cibo, di fotografie. Era febbraio, voci e rumori colorati salivano su al quarto piano del mio palazzo fino a svanire in un cielo freddo e nebbioso. Un ragazzo riccio capitato a casa mia un pò per caso un pò per destino mi raccontava di Buenos Aires, dell'Argentina e dei suoi viaggi là dove si balla la milonga e la nostalgia si mescola alla voglia di rifarsi.
E così, questa volta non per caso, siamo arrivati a parlare di blog e foto, di come sia difficile il connubio tra cibo e immagine. Avevo appena scritto un post sul dulce de leche. Lui mi dice che lo conosce, gli piace e puoi farmene avere una ricetta "original".
La posto così in spagnolo perché è bella, perché è vera.
Grazie a chi me l'ha mandata!
INGREDIENTES
Azúcar 700 g
Glucosa 300 g
Esencia de vainilla 1 cda
Bicarbonato de sodio 1/2 cdita
PROCEDIMIENTO
1- colocar en una cacerola la leche entera
2-agregar el azucar y llevar a fuego
3- incorporar la glucosa y la escencia de vainilla o vaina de vainilla
4-mezclar y dejar que llegue al punto de ebullicion. comenzara a tomar color ambar
5-cocinar durante una hora a fuego suave, remover cada tanto.
6- disolver el bicarbonato en agua y agregar a la preparacion.
7- cocinar la preparacion 40 minutos mas, revolviendo con una cuchara de madera.
Ingredienti:
2 lt latte
400 gr zucchero
300 gr glucosio
un cucchiaio di essenza di vaniglia (io uso una bacca sgranata)
1/4 di cucchiaio di bicarbonato di sodio
Procedimento:
- Mettere il latte nella pentola
- Aggiungere zucchero
- Aumentare il fuoco ed aggiungere glucosio e vaniglia
- Una volta arrivato al punto di ebollizione lasciare sul fuoco fino a quando il composto inizia a diventare di un colore caramellato
- Cucinare un'ora a fuoco basso e mescolare di tanto in tanto
- Sciogliere il bicarbonato in acqua ed aggiungere al composto
- Cuocere per quaranta minuti
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